Prologo

Prologo

Giorno 30 del mese di Goider* (1) dell’ anno della Luce 1202, muore il monaco Joaquim. Prima di morire, il vecchio combattè una battaglia stremante contro un drago dalle sette teste, sconfiggendolo e imprigionandolo grazie all’ ausilio di armi e oggetti magici. Alla fine della battaglia, ruppe un pezzo di ogni oggetto, in modo tale che questi non potessero essere più usati, e consegnò i dodici frammenti e le armi magiche ai quattro clan delle terre conosciute:

Alcuni oggetti al clan degli umani, provenienti dalle terre dell’ Enozia*(2), uomini di gran valori e possessori di grande tecnologia.

Altri al clan degli orchi, provenienti dalle valli dell’ Archeren*(3) , esseri dediti alla guerra e al saccheggio ma, al tempo stesso, proclamatori di libertà

Altri ancora andarono al clan dei nani, abitanti del sottosuolo, abili cavatori di miniere, e costruttori di armi mitologiche, provenienti dalle terre del Netum*(4)

Gli ultimi al clan degli elfi, provenienti dalle terre di Alis* (5), protettori della luce e della natura, luogo molto amato dal monaco

Ma qualcosa stava per cambiare nelle terre di Alis. un’ enorme trave di fuoco *(6) squarciò il cielo notturno, una pioggia di fiamme cadde giù, incendiando tetti, strade e case, e portando morte e distruzione tra le terre di Alis. Un ruggito terrificante potè udirsi in tutte le quattro terre. La terrà iniziò a tremare, massi e pietre caddero giù dalle montagne circostanti. Il drago assopito, intrappolato dal vecchio monaco, era prossimo al risveglio, pronto a portare morte e distruzione in tutto il creato

(1)Il calendario prende origine dal calendario norreno, con una modifica fonetica ai nomi e con l’ aggiunta del suffisso der (mese di)

Mǫrsugr (Marsugder) – Gennaio

Þorri (Forrider) –Febbraio

Gói (Goider) – Marzo

Einmánuðr (Einmarder)– Aprile

Harpa (Marpander) – Maggio

Skerpla (Skerplander) – Giugno

Sólmánuðr (Solmander) – Luglio

Heyannir (Ajander) – Agosto

Tvímánuðr (Tvimander) – Settembre

Haustmánuðr (Haustmander) – Ottobre

Gormánuðr (Gormander) – Novembre

Frermánuðr (Fermander)– Dicembre

(2)Enozia – Rappresenta l’ unione dei termini Enotri e Bruzi, gli umani sarebbero i Cosentini (bruzi ed enotri), portatori di tecnologia
(3)Archeren – Rappresenta le terre ai confini delle terre di Alis, identificabile con Cerenzia, Caccuri,acquafredda. La provenienza del clan degli orchi, popolo dedito alla guerra e al saccheggio, è dovuta alla rivalità che vi era tra i monaci basiliani, residenti in quelle terre, e i monaci florensi. [Quando Enrico VI concesse a Gioacchino da Fiore e ai monaci florensi vaste terre della Sila e della pre-Sila, molte di queste terre anche se lontane decine di chilometri, erano da anni sfruttate dai monaci basiliani, che le utilizzavano per il pascolo. La concessione di Enrico VI delimitava nuovi confini, relegando i monaci dei Tre Fanciulli in un territorio piuttosto limitato per quanto riguarda il loro numeroso allevamento. Convinti di essere stati depauperati, poiché possedevano da secoli quelle terre, fecero un ricorso scritto all’imperatrice Costanza, che però pretese di ottenere documenti scritti che attestassero ciò che i monaci stavano avanzando. Le ragioni avanzate dai monaci non furono ritenute idonee, e quando Enrico VI morì, l’imperatrice confermò la donazione che il marito aveva fatto ai monaci florensi. Per mitigare la situazione difficile che si stava creando, Gioacchino decise di riconoscere parte dei terreni ai confratelli basiliani. Quando però anche l’imperatrice Costanza cessò di vivere, i basiliani non persero tempo nel rivendicare con maggiore forza, i loro territori, inizialmente invadendo e danneggiando i campi dei florensi, ma poi agendo in maniera sempre più determinata, saccheggiando i fienili, il chiostro e le officine, ed infine commettendo vere e proprie violenze contro i confratelli florensi. Dopo continui e ricercati compromessi, tra cui la concessione da parte dei florensi di utilizzare molti territori in cambio di beni materiali, con lo sviluppo dell’ordine florense e il decadimento di quello basiliano, il monastero dei Tre Fanciulli, nel 1218 attraverso una bolla papale di Onorio III, venne aggregato definitivamente al monastero florense di San Giovanni in Fiore. I basiliani, per invidia, distrussero l’ abatia dei tre fanciulli [fonte wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Monastero_di_Santa_Maria_dei_Tre_Fanciulli]
(4)Netum – rappresenta le terre della valle del Neto, un tempo ricca di miniere di sale, di gesso e di granito. Ovviamente, nelle terre delle miniere, risiedono i nani
(5)Alis – rappresenta le terre della Sila, abitate dagli elfi, dalla natura incontaminata
(6) la trave di fuoco – La storia della trave di fuoco che a metà del diciottesimo secolo aveva minacciato di distruggere San Giovanni in Fiore, una notte di fine estate, salvato poi grazie all’intercessione del patrono San Giovanni Battista, sentitamente invocato dal popolo che si vedeva perduto in mezzo alle fiamme che cadevano dal cielo, ha una storia che esula dalla leggenda, che per circa due secoli ha alimentato la fantasia di migliaia di ragazzi che pendevano dalle labbra delle nonne, quando nelle serate fredde e nevose, accanto al caminetto, ascoltavano quella storia. Lo stesso Saverio Basile ne aveva raccontato la storia nel suo libro “Leggende Silane” Ebbene nell’archivio Barberio, recentemente riordinato da Bernardo Barberio e da sua madre D. Chiara Camposampiero, ora vincolato dalla Soprintendenza per i beni culturali della Calabria, è emersa una lettera datata 9 settembre 1852 in cui D. Francesco Barberio scriveva al fratello Domenico che si trovava a Cosenza, la seguente lettera: “Caro fratello, la notte scorsa (n.d.r.quindi, 8 settembre), verso le tre e tre quarti vi è stata una meteora che scoppiò verso i Cappuccini facendo un brontolare simile al tuono che si intese per tutto il paese ma non ha arrecato niun danno. Credo che in codeste parti non si sia intesa”. A quella data risale, quindi, anche la Chiesetta del Bacile, dove ogni anno, il 4 di ottobre, veniva portata in processione, fino a qualche tempo fa, la statua del Santo Patrono, perché dall’alto potesse continuare a benedire il sottostante paese preservandolo dal fuoco. Svelato il mistero quella trave di fuoco esce dal fantastico mondo delle leggende, nel quale la credenza popolare l’aveva collocata, per entrare nella realtà scientifica delle cose, proprio grazie a quella missiva scritta fra i due congiunti della famiglia Barberio, scrupolosamente conservata nell’archivio di famiglia, dove altri documenti attendono di essere letti per rivedere la storia di questa nostro paese anche dal punto di vista politico, economico e sociale (fonte https://www.portalesila.it/chiarito-il-mistero-della-trave-di-fuoco/ e Leggende Silane di Saverio Basile)