Il bastone
Il sole splendeva nella città di Pal-arm. Costance e Lùcalion erano pronti a partire.
"Che meraviglia" - Esclamò l'elfo mentre ammirava i magnifici mosaici dorati del Palazzo, tra immagini di Dei luminosi e suggestive scene di caccia, si immergeva in un'atmosfera unica. La cupola, le absidi, il soffitto raccontavano le influenze artistiche che arricchivano la città di Pal-arm, a lungo dominata dal popolo degli arbs [24] Costance, con saggezza, stava preparando il regno per suo figlio Fredrik, consapevole che la cultura, fosse l'unico mezzo per poter garantire felicità, pace e prosperità ad un popolo. Mentre uscivano dal Palazzo, Lùcalion si trovò davanti una città straordinariamente cosmopolita, che fioriva sotto la dinastia di Costance dove, diverse culture ed etnie, fiorivano e convivevano sotto lo stesso cielo. Orchi, nani, elfi, umani, esseri di tutte le razze ed etnie, contribuivano a un vivace scambio culturale e scientifico.
Questa pluralità si rifletteva nelle arti, nell'architettura, e nelle istituzioni. Le conoscenze degli umani in medicina, astronomia, matematica e filosofia si integravano con le tradizioni elfiche.
La città era animata da mercati vivaci, dove si vendevano spezie, tessuti, e merci provenienti da tutti gli angoli delle terre conosciute. Le strade erano affollate da artigiani, commercianti e popolani, creando un mosaico variegato e dinamico [25]. Nel mentre Fredrik, il giovane principe, entrò frettolosamente nel salone principale, con il cuore pesante e un senso di urgenza che lo spinge avanti. Le porte massicce, decorate con intricati motivi dorati, si chiusero rumorosamente alle sue spalle
Il salone, solitamente animato dai suoni del consiglio reale e dalle risate del personale di corte, era silenzioso. Fredrik notò subito l'assenza della madre: il trono dove ella sedeva abitualmente era vuoto, e il suo mantello di velluto rosso, solitamente appoggiato sullo schienale, non c'era più. Una serie di passi rapidi risuonò nel corridoio mentre un consigliere anziano si avvicinò al giovane principe con il volto segnato dalla preoccupazione.
"Maestà, la regina ha lasciato il palazzo questa mattina,"- spiegò il consigliere con un tono esitante - "si è diretta verso le terre di Alis, accompagnata dalla sua scorta. Ha detto che doveva occuparsi di questioni urgenti e che avrebbe inviato notizie al più presto."
Fredrik sentì un'ondata di frustrazione e preoccupazione. Le terre di Alis? Territori molto lontani e difficili da raggiungere. Non riusciva a comprendere perché sua madre aveva deciso di affrontare un viaggio tanto pericoloso senza avvisarlo. La sua mente corse a visualizzare immagini di insidie e pericoli, alimentando la sua preoccupazione.
"Preparate il mio cavallo"- ordinò Fredrik senza esitazione - "partirò immediatamente per raggiungerla."
I servitori si affrettarono a eseguire il comando mentre Fredrik si diresse verso i suoi alloggi per indossare la sua armatura leggera e prendere la spada di famiglia. La lama, intarsiata con rune antiche, emetteva un bagliore tenue alla luce delle torce. Mentre scendeva le scale di pietra verso la corte interna, l'aria era riempita dal suono dei ferri dei cavalli e degli uomini che si preparavano per la partenza.
"Porterò pure il mio strumento musicale" - pensò – "il viaggio sarà lungo, e potrò alleviare la tensione suonando"
Nel cortile, il suo destriero nero scalpitava impaziente, come se percepisse l'urgenza del viaggio. Fredrik montò con agilità e, con uno sguardo determinato, si rivolse alla piccola scorta radunata.
"Non c'è tempo da perdere. La regina potrebbe aver bisogno di noi. Partiamo subito."
In pochi attimi, il piccolo esercito raggiunse il porto di Pal-Arm. La nave regale era prossima alla partenza
"Madre" - urlò - "dove state andando?"
"Dove stai andando tu figliolo, con questo seguito di cavalieri"
"Da voi madre. So delle terre di Alis"
"Figliolo. Non serve che tu venga con noi. Il viaggio sarà lungo, e pericoloso"
"E voi dovrete avere qualcuno al vostro fianco a proteggervi madre."
"Lasciatelo venire" - esclamò Lùcalion - "egli è colui che farà grande il vostro regno maestà. Il monaco vide nell'allora piccolo Fredrik una grande luce"
"Non voglio che mio figlio corra dei pericoli"
"Siamo tutti in pericolo maestà. Sali a bordo Fredrik" Il principe con il suo piccolo esercito salirono a bordo della nave, Le onde del mare, calme e invitanti, lambivano dolcemente la riva, incantando chiunque si trovasse ad ascoltare il loro perpetuo canto. A bordo della nave, che casualità del destino volesse che si chiamasse: "Speme", l'equipaggio si preparava con fervore per la partenza. Il capitano Lorenz, un uomo di mare dalla barba folta e dagli occhi che scrutavano l'orizzonte con determinazione, ispezionava attentamente l'imbarcazione. Accanto a lui, il suo fidato nostromo, Jacob, controllava che ogni vela fosse ben fissata e che le scorte fossero caricate a dovere. Il porto era animato da un'atmosfera di eccitazione e malinconia. I mercanti gridavano le loro offerte, mentre i familiari salutavano con fazzoletti bianchi i loro cari in partenza. La "Speme" era carica cibo e acqua, tutto il necessario per affrontare il viaggio che avrebbe portato i tre giovani eroi da Pal-arm a Krotonia [26] Una piacevole brezza accarezzava la pelle dei marinai, gonfiando le vele della nave con la sua forza gentile. Il mare, calmo come uno specchio, prometteva un viaggio sicuro. I marinai, al segnale del capitano, iniziarono a salpare con canti che riecheggiavano di speranza e coraggio. Con il vento a favore, la nave lasciò il porto di Pal-arm.. Costance si trovava a prua, osservando il mondo che si allontanava, con il cuore in tumulto e la mente colma di sogni. Le onde danzavano sotto la nave, e il sole splendeva alto nel cielo. Il viaggio era appena iniziato, ma già l'avventura si profilava all'orizzonte, promettendo scoperte, sfide e meraviglie oltre ogni immaginazione. La "Speme" avanzava con grazia, una testimonianza della forza e della bellezza di chi osa sfidare l'ignoto in cerca di nuovi orizzonti.
"Quanti giorni di navigazione abbiamo?" - chiese Fredrik a Lorenz
"circa tre giorni, se il vento ci sarà favorevole" - rispose. Il capitano. Fredrik estrasse il suo strumento, e cominciò a suonare. Una dolce melodia si librò nell'aria, quasi venisse da un altro mondo. Le mani di Fredrik sfioravano lo strumento con una delicatezza tale che sembravano nemmeno toccarlo.
Il suo tocco era a dir poco magnifico. La dolcezza delle note emanate, fece si che tutti quanti si misero immobili ad ascoltarlo, quasi fossero ipnotizzati da quella dolce melodia. Nessuno riusciva ad emanare un solo sospiro, gli unici suoni che si potevano udire, erano le onde del mare che si infrangevano sulla prua della nave, e sembravano andare all'unisono con la musica emanata dal salterio, quasi come se, in quel momento, Fredrik fosse tutt'uno con quell'immensa distesa di acqua. Quando smise di suonare, non ci fu nessun applauso per lui, ma solo lo sguardo stupito di tutti i membri dell'equipaggio.
"Fredrik" - disse Lùcalion - non ti sei accorto che a quel salterio manca una corda?"
"Certo" - rispose Fredrik - "ma ogni volta che provo a cambiarla, si spezza immediatamente. quasi come se lo strumento la rifiutasse, così ho imparato a suonarlo con sole nove corde.
"La decima manca- disse Lùcalion - "perchè solo una corda può andar bene su quello strumento. Ti sei mai chiesto come mai le tue corde non si sono mai spezzate?"
"In effetti… non le ho mai cambiate"
"Quello che tieni in mano"- riprese Lùcalion- "è il salterio con il quale Joaquim fece uscire il drago dalla sua tana, grazie al suo magico suono. Sai Fredrik, ognuna di quelle corde che suoni ha un significato ben preciso. Rappresentano ciò che ogni essere vivente deve possedere per vivere in armonia con il mondo intero. Ognuna di esse suona una nota che entra in sintonia con il musicista e con chi ascolta la musica, facendo emergere nel suonatore e negli ascoltatori, sentimenti di giustizia. Ecco perché emette una musica così celestiale. sei un uomo giusto e saggio"
"In che senso Lùcalion?"
"Solo ciò che è bene può distruggere ciò che è male "- continuò l'elfo- "ciò che fa infuriare il male, sono i sentimenti positivi. suonando lo strumento, il monaco fece risvegliare nel drago sentimenti di distruzione, e lo costrinse a fuoriuscire dalla sua tana. Immagina ad esempio che, nel bel mezzo della notte, tu senta urlare e sbraitare, e che quelle urla ti sveglino. La prima cosa che faresti, sarebbe quella di affacciarti alla finestra e cercare di scoprire gli artefici di tanto baccano, per farli smettere, giusto?"
"Certamente"
"Bene, la stessa cosa avvenne con il Gog. La prima corda, quella più in alto, risveglia la carità, la più alta delle virtù: il rispetto del prossimo, la pietà per gli sfortunati. Da li a scendere, le corde risvegliano la speranza, quella che sembra essere persa nei momenti più duri, ma che è sempre l'ultima a morire, la fede nel Dio della luce, la sapienza, della quale tu sarai un grande maestro mio caro Fredrik. L'intelletto, il saggio consiglio, la forza, la pazienza e la pietà [27]. Sono tutte caratteristiche che incorpori e tramite le quali renderai grande il tuo regno. Manca l'ultima corda, quella del timor del Dio della luce"
"Io non ho paura di nessun Dio" "Essere timorati di Dio non vuol dire aver paura di Dio. Non hai sviluppato questo sentimento in quanto la tua natura da scienziato ribelle tende a spingerti fuori dalle cose che non si possono spiegare, e perché non avendo mai suonato la decima corda, non hai potuto sentire quelle note che ti avrebbero potuto ispirare"
"E per caso sai dov'è la decima corda?"
"Certo. L'ho data io stesso a un mercante"
"A un mercante? Hai rotto uno strumento così per dare una corda a un semplice venditore?"
"Non sono stato io a rompere lo strumento. È stato Joaquim. Come avevo spiegato a tua madre un paio di giorni fa, gli oggetti sono le porte, i frammenti creati da Joaquim, sono le chiavi. la corda è la chiave che tiene sigillato il drago. Joaquim ha semplicemente levato la chiave dalla serratura"
"E come mai proprio la decima corda e non qualche altro pezzo?"
"Quale strumento migliore del timor di Dio per poter sigillare il male?"
"E ora?"
"E ora dobbiamo ritrovare la corda, rimetterla al suo posto, affinché tu possa suonare una melodia in grado di indebolire il male, per poi poterlo sconfiggere una volta per sempre"
"Tempesta a babordo" - si sentì urlare. Era Jacob che, dalla prua, aveva avvistato il mare che sembrava tempesta. Un errore di rotta. Per far prima, il capitano si stava dirigendo verso lo stretto [28] ignaro di andare incontro verso Sheila e Cares.
"Tappatevi le orecchie!" - Urlò Lùcalion. Un suono stridulo e assordante si librò nell'aria. La nave dondolava all'impazzata, e onde alte più di 3 metri si infrangevano sull'albero di prua. Si stavano recando direttamente dentro le fauci dei due mostri. A Fredrick balenò un'idea: il salterio. Si mise a suonare e, proprio come Orpheus [30] addormentò le belve con il suono della sua cetra, anche i due mostri si calmarono. Le corde che toccava erano quelle della speranza. I due mostri si inabissarono e i tre continuarono la navigazione senza problemi. Le acque di Krotonia si aprivano davanti a loro, calme e azzurre, ma dal profumo salmastro che parlava di terre lontane. La barca si spostava lentamente, cullata dalle onde leggere, mentre il cielo sopra di loro, che sfumava dal blu intenso al rosa del tramonto, faceva presagire che quella sarebbe stata una serata tranquilla.
Il viaggio era stato lungo, eppure l'entusiasmo nei cuori di Costance, Lùcalion e Fredrik non accennava a diminuire. Costance era la prima ad avvistare la costa. La sua vista acuta e il suo spirito di osservazione non le permettevano di trascurare nessun dettaglio. Lì, all'orizzonte, le scogliere si innalzavano maestose, interrompendo l'orizzonte con una promessa di nuove terre e misteri. Era impaziente, ma anche un po'nervosa.
Il loro obiettivo era esplorare quelle terre, ma non sapevano cosa li aspettava.
"Ecco Krotonia," - disse una voce piena di una quieta determinazione. Lùcalion, che stava accanto a lei con il suo corpo imponente e il volto segnato dalle cicatrici della sua vita passata, si strinse il mantello attorno alle spalle. Le sue mani callose avevano preso il timone con fermezza, mentre gli occhi scrutavano l'orizzonte.
"Non so perché, ma ho la sensazione che troveremo più di quanto cerchiamo" - mormorò con una punta di preoccupazione. Aveva sempre un sesto senso quando si trattava di nuove terre, ed era difficile ignorare il presagio che gli serpeggiava dentro. Fredrik, che si trovava più indietro a osservare il mare con un'aria più rilassata, sorrise. Il suo spirito avventuroso non lo faceva mai sentire troppo preoccupato. Le terre sconosciute erano il suo pane quotidiano, e se c'era una cosa che gli piaceva era proprio quella: l'incertezza che rendeva ogni passo un nuovo inizio"
"In fondo, cosa c'è da temere? Se ci fosse davvero qualcosa di pericoloso, non avremmo mai avuto il coraggio di venire fin qui"- rispose, stringendo la sua spada con un sorriso tranquillo. La barca si avvicinò lentamente al piccolo molo di Krotonia, dove alcune barche più piccole erano già ormeggiate. La cittadina, pur non essendo grande, mostrava segni di vita. Uomini e donne si muovevano tra le case in pietra bianca, i mercati erano pieni di colori vivaci, e il suono delle voci che si sovrapponevano creava un'armonia che rendeva l'atmosfera vibrante.
Scese dalla barca per primo Lùcalion, seguito da Costance e Fredrik. Il terreno solido sotto i loro piedi era un sollievo dopo il movimento incessante del mare, ma c'era qualcosa di insolito nell'aria. Una leggera brezza marina portava con sé un odore che mescolava il sale e qualcosa di affumicato, come se la città fosse un crocevia di culture e storie. Krotonia si distendeva davanti al gruppo come una città antica, le sue strade strette e tortuose avvolte in un'atmosfera di mistero. I vicoli erano pervasi dal suono lontano di martelli che battevano sul metallo e il profumo di spezie proveniva dalle botteghe dei mercanti. Mentre il gruppo avanzava, Costance, Fredrik e Lùcalion non potevano fare a meno di notare quanto la città avesse un carattere proprio, un posto dove il tempo sembrava scorrere più lentamente, ma dove le ombre del passato erano sempre in agguato. Lùcalion, che conosceva la città meglio di chiunque altro, guidò il gruppo attraverso le viuzze fino a una bottega poco appariscente ma dall'aria solida e ben curata. La vetrina, piccola e polverosa, esponeva alcuni strumenti musicali e archi di ogni tipo, ma ciò che attirava maggiormente l'attenzione era il legno pregiato e la maestria evidente nelle finiture. Un luogo che parlava di passione, di artigianato e di tradizione. Con un sorriso, Lùcalion spinse la porta ed entrò nella liuteria. Un campanello suonò appena sopra la soglia, ed ecco che, dal retro della bottega, un uomo emerse. Il suo viso era solcato dalle rughe, ma i suoi occhi brillavano di un'intelligenza vivace. I capelli bianchi come la neve e la barba ben curata gli conferivano un aspetto severo ma familiare.
"Ranier!" [29] - esclamò Lùcalion, un sorriso che gli illuminava il volto.
"È da troppo tempo che non ci vediamo!"
"Lùcalion, sempre il solito," - rispose l'uomo con un sorriso ampio e sincero -"Cosa ti porta qui? Ti credevo in viaggio per terre lontane."
"Le terre lontane sono ancora là fuori," - rispose Lùcalion - "ma siamo venuti a cercare risposte, e ho bisogno del tuo aiuto. Le cose sono... complicate. Il risveglio del Gog sta per avvenire."
Il volto di Ranier, che prima mostrava un'aria di curiosità, divenne improvvisamente serio
"Lo sapevo,"- mormorò, fissando Lùcalion con occhi pieni di preoccupazione.- "sapevo che il momento sarebbe arrivato. Non mi aspettavo che fosse proprio ora... e che vi coinvolgessei."
Fredrik, che fino a quel momento aveva osservato in silenzio, si fece avanti: "abbiamo bisogno di aiuto. C'è qualcosa di più grande che si sta muovendo. Cosa sai di tutto questo?"
Ranier sospirò, il suo volto segnato dalla consapevolezza di un peso troppo grande da portare da solo: "sono il custode di un frammento," - disse, abbassando lo sguardo per un attimo, come se il ricordo fosse pesante - "il frammento del Salterio. Ricordi quando me lo affidasti tempo fa? Mi avevi detto che un giorno sarebbe arrivato il momento in cui sarebbe servito... e che avrei dovuto essere pronto."
"Il Salterio?" - chiese Costance, confusa. - "non sarà mica lo strumento di mio figlio?."
Ranier fece un gesto che invitava il gruppo a seguirlo verso un angolo della bottega, dove un grande mobile in legno, decorato con finiture intricate, conteneva numerosi strumenti musicali. Con mani esperte, aprì un cassetto e tirò fuori un piccolo strumento che sembrava un arco, ma ben più complesso. Un arco da violino di fattura eccellente, ma il cui corpo sembrava intagliato con simboli misteriosi. Il manico dell'arco era decorato con una serie di rune, e una parte di esso era aperta, come un incavo, che sembrava aspettare qualcosa.
"Vedi, il tuo Salterio," - spiegò Ranier, fissando l'oggetto con un'espressione di grande rispetto.- "è un antico strumento magico. Non si tratta di un semplice strumento musicale, ma di una chiave, un mezzo per elevare o disinibire gli animi con il suo suono.. Ma gli manca qualcosa... il frammento di corda che era stato tolto dal maestro Joaquim. mi disse che, se mai fosse stato necessario, avrei dovuto restituirlo a chi fosse venuto a cercarlo. E credo che quel momento sia finalmente arrivato."
"Ricordo bene" - ammise Lùcalion
"Il frammento della corda…" - ripeté Fredrik guardando il vecchio Ranier diritto negli occhi. Il bottegaio fece un gesto verso Fredrik, prendendo dalla sua tasca un piccolo pezzo di corda dorata, intessuta con sottili strisce di metallo che scintillavano debolmente sotto la luce
"Questa è la corda che manca al Salterio. Joaquim mi disse che, se mai fosse stato necessario, la corda avrebbe trovato il suo posto. E ora credo che sia giunto il momento in cui questo strumento torni a suonare con il suo pieno potenziale."
Fredrik prese il frammento e si avvicinò allo strumento. La luce del salterio sembrò rispondere, irradiandosi come se stesse aspettando quel preciso istante. Con movimenti delicati, inserì il frammento di corda nel manico del Salterio. Appena la corda fu al suo posto, l'intero strumento sembrò vibrare, emettendo una luce brillante che illuminò l'intera stanza.
Una melodia dolce e misteriosa, mai sentita prima, iniziò a fuoriuscire dal Salterio. Non era una melodia ordinaria; aveva qualcosa di arcano, di antico, che sembrava toccare le corde più profonde dell'anima. La musica non sembrava provenire da un solo strumento, ma da qualcosa che affondava le radici in epoche lontane, un'eco di tempi che avevano preceduto la memoria umana. Il gruppo rimase in silenzio, immerso nella bellezza e nel potere della melodia. La luce emanata dal Salterio si rifletteva negli occhi di Ranier, il quale non poté fare a meno di sospirare, come se una vecchia conoscenza fosse finalmente tornata a casa.
"È completo," - mormorò Ranier, con voce bassa. -"il Salterio è completo. Questa melodia... è la chiave. È il segno che il risveglio del Gog sta avvenendo. La melodia porta con sé il potere di sigillare ciò che sta per essere liberato. Ma solo se sapremo usarla. Questo è solo l'inizio."
Fredrik guardò il Salterio con un'espressione di meraviglia e timore.
"E ora cosa dobbiamo fare?"
Ranier chiuse gli occhi per un momento, come se stesse cercando di raccogliere i pensieri.
"Ora dobbiamo trovare il cuore del sigillo. Solo lì possiamo fermare il risveglio del Gog. E il Salterio ci guiderà. La melodia che avete sentito è solo un richiamo, un passo verso ciò che dovremo affrontare." Lùcalion annuì lentamente, consapevole che il cammino che avevano intrapreso era ben più grande di quanto avessero immaginato.
"Allora non c'è più tempo da perdere. Dobbiamo muoverci." Ranier fissò il gruppo per un lungo istante.
"Sì, non c'è più tempo. Ma preparatevi, perché quello che ci aspetta sarà più oscuro e pericoloso di quanto possiate immaginare." La melodia continuava a risuonare nell'aria, un segno che il destino dei loro passi era ormai tracciato.
[24] Arbs – Sarebbero gli arabi, a lungo dominatori della Sicilia e della città di Palermo, ancorché dominatori di Santa Severina tra l’853 e l’886.
[25] Pal-arm Questa breve descrizione della Palermo medievale, si può verificare tutt’ora visitando la città di Palermo, dove l’architettura ebraica coesiste con quella turca. Grazie a Federico II, che promosse le scienze e una politica di cultura integrativa
[26] Krotonia – Identificabile con Crotone, una delle più antiche città d’Italia.
[27] – Questa è l’effettiva descrizione del lato destro del Salterio a dieci corde del Liber Figurarum di Gioacchino da Fiore.
[28] lo stretto – lo stretto di Messina
[29] Ranier – Raniero da Ponza, monaco vissuto, per qualche anno, a stretto contatto con Gioacchino da Fiore, come “socio”, a Pietralata e a Fiore, tra il 1188 e il 1195; egli fu poi nominato da Papa Innocenzo III legato apostolico in Francia meridionale e Spagna e in quelle terre diffuse la teologia di Gioacchino da Fiore, spargendo in quelle terre diversi semi che germineranno nel corso del secolo XIII. (H. Grundmann, Gioacchino da Fiore Vita e opere, Viella, Roma 1997).

