Il Ciondolo
Costance (7) si destò bruscamente dal torpore della quiete notturna . Il cuore martellante le sobbalzava nel petto. Una voce, distante ma inconfondibile, l’aveva chiamata. “Svegliati, Costance, fa presto!” L’eco delle parole la fece rabbrividire, nonostante il tepore delle coperte. Si rizzò a sedere, i lunghi capelli intrecciati dal sonno le scivolavano sulle spalle.
“Cosa succede?” chiese, ma non vi fu risposta. Solo il ricordo del volto del vecchio monaco che riaffiorava dalle reminiscenze di un sogno. Gli occhi magnetici del saggio erano colmi di un terrore che mai prima d’ora Costance aveva visto in lui. Tanto tempo era passato da quando i suoi avi lasciarono le gelide terre del Nord per stabilire la loro dimora in Pal-arm (8), e l’ ultima volta che vide il monaco ancora in vita, era quando lei, la sovrana, si inginocchiò al suo cospetto(9). Ma era passato tanto tempo, e l’imperatrice non poteva permettersi di indulgere in visioni. “Un sogno,” si disse, raggomitolandosi tra le coltri. “Sarà solo la stanchezza.”
L’alba giunse rapida, portando con sé i primi bagliori di un nuovo giorno. Un’ancella aprì le tende della stanza, inondando di luce le pareti fredde e austere del castello.
“Buongiorno, vostra Maestà,” esordì con un sorriso, depositando un vassoio di frutta e miele sul tavolo accanto al letto. “Oggi è una giornata splendida. Il vostro bagno è pronto. Inoltre, Maestà, la informo che un messaggero dalle terre di Alis attende di essere ricevuto. Si chiama Lúcalion Camtharil(10), e afferma che l’urgenza della sua visita non può essere rimandata.”
Costance si tirò su, scacciando il torpore della notte. “Ditegli di attendere,” ordinò, mentre una punta di curiosità le risaliva nel petto. Le ancelle preparavano il bagno, e la mente della regina volò al passato. L’ultima volta che aveva visto Lúcalion, Joaquim era ancora in vita. Allora, Lúcalion era un giovane elfo dall’aspetto affascinante e dallo spirito brillante, celebre per la sua musica e per il raro talento nelle scritture. Un uomo d’ingegno, capace di placare, con il suono della sua cetra, persino le belve più feroci. Eppure, la sua scelta di vita clericale aveva sorpreso molti.
Mentre l’acqua calda leniva le tensioni del corpo, Costance si interrogava su ciò che poteva aver spinto Lúcalion ad affrontare un viaggio così lungo. La loro amicizia, un tempo coltivata da lettere frequenti, non aveva mai vacillato, ma erano passati anni dall’ultima volta che si erano incontrati. “Qualunque sia il motivo della sua venuta," pensò, “lo scoprirò presto.”
Avvolta in sete pregiate e profumata con essenze rare, Costance scese nella sala del trono. Lúcalion la attendeva lì, con un’ombra di preoccupazione ad oscurargli il volto. Si inchinò profondamente, ma lei scosse il capo, e un sorriso giocoso le increspò le labbra.
“Suvvia, amico mio. I formalismi lasciamoli alle udienze pubbliche. Chiamami Costance, come ai vecchi tempi.”
Lúcalion esitò, il dovere di suddito entrò, immediatamente, in conflitto con l’affetto. “In passato non eravate regina,” replicò. “Ma i miei doveri di suddito, mi obbligano o cambiarVi appellativo”
“Spero che questo non cambi i vostri sentimenti d’ amicizia nei miei confronti”
“Non è un nome, o un appellativo, che cambia i nostri sentimenti di amicizia Vostra Maestà”
“Costance Vi ho detto… ma ora ditemi, cosa vi porta qui, dalle terre di Alis nelle lontane terre di Enozia? Come mai avete effettuato questo lungo viaggio? Non credo sia solo per un forte desiderio di rivedermi.”
Il volto di Lúcalion si fece grave. “Un vento di tempesta mi conduce qui,”
“In che senso?” Replicò Costance
“Ricordate la profezia di Joaquim?”
“Quali delle tante? Era un grande uomo, ma a volte sembrava vaneggiare un pò” Rispose la regina sorridendo
“Non erano vaneggiamenti. Tutto ciò che disse, si avverò… E ora si sta per svolgere la profezia peggiore. Stiamo per entrare nella terza età (11). Lui si sta risvegliando”
“Intendi… il Gog (12)?”
“Esatto. Proprio lui”
“Ma non era stato fermato dal monaco?”
“Si. O almeno lo credevamo. Le terre di Alis sono state vittima di un brutto incidente venti lune fa. Una trave di fuoco emerse nel cielo, portando fuoco e distruzione in tutto il regno. Il sigillo di Joaquim si sta spezzando. Il Gog si sta risvegliando.”. Costance sgranò gli occhi.
“Ma Joaquim non aveva sigillato il drago per sempre?”
“Lo credevamo,” rispose Lúcalion. “Ma la malvagità sta aumentando, e dilaga in tutte le terre conosciute. E’ la malvagità che dona forza al drago. I popoli, anzichè apprendere la lezione del passato, continuano ad infierire sui più deboli. Avidità, lussuria, ingordigia, morte e distruzione nei confronti dei più deboli, aumentano sempre di più. Il drago, nutrendosi di questi sentimenti negativi, accresce il suo potere e questo potere, con il passare del tempo, può crescere sempre di più e rompere i sigilli. Le terre di Alis sono state devastate: una scia di fuoco ha squarciato il cielo, portando rovina e distruzione. E questo è solo l’ inizio”
Il respiro della regina si fece più rapido. “E perché ora vieni a me? Cosa posso fare io?”
Lúcalion si avvicinò, gli occhi fissi su di lei. “Perché Voi, Costance, siete una custode. Ricordate il giorno della vostra incoronazione? Oltre alla sacra corona(13), Vi affidai un medaglione. Quello che indossate è uno dei dodici frammenti degli oggetti magici usati da Joaquim per sigillare il drago. Voi possedete un pezzo dell’Albero dell’Umanità. Ogni frammento è essenziale per sigillare il Gog definitivamente. ”
Costance si portò una mano al petto, sfiorando il gioiello. “Non sapevo…ti riferisci al medaglione che indosso?
“Esatto. Il medaglione che indossate, è un frammento dell’ albero dell’ umanità”
“Ah! E come mai sono stata tenuta all’ oscuro di tutto ciò?”
“Beh, mia regina, la risposta è semplice: per salvaguardarVi e per non seminare il panico tra gli essere viventi”
“Non capisco Lùcalion”
“Immaginate un pò cosa succederebbe se la notizia di una imminente fine si spargesse per tutte le quattro terre. Violenze, Furti, Saccheggi, dovuti al panico generale. Orchi, Nani, Elfi e umani inizierebbero scorribande, devastazione. Si darebbero alle più brutali attitudini. E cosa peggiore, cosa accadrebbe se i dodici frammenti finissero nelle mani sbagliate? Esseri dall’ avido cuore potrebbero usare i poteri del drago, per far sprofondare il mondo intero negli abissi del male. Anche per questo gli oggetti magici son stati privati di una loro parte, e i vari frammenti son stati separati, e affidati a popolazioni diverse: affinchè non venissero mai più riuniti. Ma ora le cose stanno per cambiare. Abbiamo bisogno di unire tutti gli oggetti del monaco, e sigillare definitivamente il Gog”
“Ma cos’è quest’ albero dell’ umanità? Sono già due volte che lo nomini”
“Ciò che Voi avete al collo, maestà, E’ il pomo di un magico pugnale, dove vi sono incisi sopra i nomi di tutti gli eroi della nostra civiltà, a partire da Adam, il primo uomo. Quelle lettere incomprensibili sulla cima, rappresentano i nomi degli eroi che ancora dovranno essere scritti, in quanto, saranno i nomi di coloro che verranno nel futuro, sempre se ci sarà mai un futuro. Più si sale verso l’alto, più l’ albero dirama rami e foglie. Da ogni singolo ramo, si diramano fili di metallo che, fondendosi con la lama, vanno a dare un’ energia magica all’arma. L’ oggetto, carico di tutta l’ energia, i sogni e i desideri di tutti gli esseri viventi, grazie alla forza degli eroi del passato, venne usato dal monaco per colpire al cuore il drago”
“Capisco. E quindi? Cosa dovremmo fare?”
“Semplice. Dovremmo apporre il sigillo nell’ albero dell’ umanità. Esso si trova conficcato nel posto in cui il Gog è stato sigillato, in corrispondenza del cuore della bestia. Stessa cosa dovremmo fare con tutti gli altri oggetti”
“E cosa sa dirmi a riguardo degli altri oggetti?”
“E’ un lungo racconto, per il quale non abbiamo tempo ora. Tenete conto, che nemmeno io sono a conoscenza di tutto. So che son dodici, in quanto me lo confidò Joaquim in punto di morte, ma non è nè il luogo nè il momento adatto per parlare di ciò. Vi racconterò altro strada facendo, quando sarà il momento giusto. ”
“Strada facendo?”
“Si, Vostra maestà. Fate sellare il vostro cavallo e radunate delle truppe. Dobbiamo partire per le terre di Alis, e usare il potere del vostro frammento per fermare il drago”
“Ed è necessaria la mia presenza?”
“Se il monaco le ha affidato il talismano, allora sì. Vi prego di accettare il mio invito, e correre in aiuto del vostro popolo”
L’ imperatrice rimase in silenzio per un istante, poi annuì con determinazione. “Farò sellare i cavalli e preparare la nave. Data l’ urgenza, dovremo attraversare il luogo dove abitano Sheila e Cares(14), i due temibili mostri. Se ci muoveremo con il sorgere del sole, riusciremo ad evitarli. Avviserò la scorta. Se questo è il destino che mi attende, lo affronterò.”
Lúcalion accennò un sorriso. “Siete sempre stata coraggiosa, Costance.”
“E voi,” rispose lei, con una luce nei suoi occhi, “siete sempre stato il mio amico più fidato. Andiamo, allora. Il tempo non è nostro alleato. Domani mattina all’ alba partiremo per le terre di Alis. Nel mentre, riposatevi mio caro amico. Avete affrontato un lungo viaggio, e le membra necessitano di ristoro.”
“Va bene Costance. Mi raccomando, non fate parola con nessuno di quanto ci siamo appena detti”
“Non preoccupatevi Lùcalion. Ammetto che mi diletta il pettegolezzo, ma non sono stupida” - Rispose Costance accennando un sorriso - “Ci vedremo all’ ora di pranzo nella Magna Sala, Vi farò assaporare i piatti tipici delle nostre terre. Nel mentre… Clarissa!” - Esclamò la sovrana suonando un campanello - “Vieni subito qui”
La porta si aprì, ed entrò una vassalla
“Mi dica mia signora”
“Prepara la camera per il nostro ospite. Ha bisogno di riposo”
“Perfetto mia signora” - rispose clarissa - “Prego mio signore, mi segua”
“Grazie mille Costance. A dopo” - disse Lùcalion
“A dopo amico mio”
Lùcalion si congedò dalla sovrana e seguì Clarissa fino alla stanza assegnatagli. Non appena si distese sul letto, il peso del viaggio lo vinse, e sprofondò in un sonno profondo.
Nel mondo onirico, tre cerchi concentrici(15) apparvero davanti a lui. Erano distinti, ma uniti al centro, ruotavano lentamente come se seguissero un ritmo antico e misterioso. Gradualmente, il movimento si fece più rapido, fino a diventare frenetico. Poi, con un suono sordo e inquietante, uno dei cerchi si spezzò. Dalla frattura si sprigionò un vortice oscuro che sembrava inghiottire tutto ciò che lo circondava. Lùcalion si svegliò di soprassalto, il respiro accelerato. Per quanto il sogno fosse vivido, lo archiviò come il frutto della stanchezza e della tensione accumulata.
Quando il sole raggiunse il punto più alto, una dolce melodia di flauto si diffuse nell'aria, guidandolo attraverso i corridoi del palazzo. Seguendo il suono, giunse in una sala illuminata da ampie finestre. Una tavola riccamente imbandita occupava il centro della stanza. Era la Sala Magna, e ad attenderlo c’era la sovrana, Costance.
“Prego, amico mio,” disse con un sorriso accogliente, “si accomodi qui, al posto d’onore.”
La grande sala era un tripudio di suoni e luci, con le torce che gettavano ombre danzanti sulle pareti rivestite di pregiati arazzi ricamati. Arazzi i cui fili intessuti davano forma ad audaci scene di antiche battaglie. I lunghi tavoli, disposti a ferro di cavallo, traboccavano di pietanze. Ognuno di questi tavoli, era imbandito di prelibatezze. Al centro spiccavano frutti variopinti, e su un alzatoio troneggiava un maialino arrosto, condito con erbe aromatiche. Davanti a ogni ospite era servita una fumante fagiolata con funghi e piccoli pezzi di salsiccia, accompagnata da focaccia calda all’olio e rosmarino. Al centro della scena, sotto un baldacchino ornato di velluto e oro, sedeva la regina Costance, la sua figura elegante illuminata da un’aura quasi irreale. Indossava una corona leggera, tempestata di perle, e il suo abito di seta scarlatta catturava ogni scintilla di luce. Al suo fianco, Lùcalion, l’elfo dalla chioma argentata, si distingueva per la sua bellezza eterea e il portamento regale. Il suo uno sguardo austero metteva in risalto i suoi occhi che sembravano osservare tutto con un’attenzione vigile. Intorno a loro, i commensali banchettavano, le loro voci si intrecciavano con le melodie dei menestrelli. Sebbene ci fosse un clima vivace e festante, un sottile silenzio rispettoso, però, calava ogni volta che l’imperatrice si chinava a scambiare parole con il suo enigmatico compagno.
Lùcalion assaggiò il piatto e annuì soddisfatto.
“Delizioso,” disse, con un sorriso. “Somiglia molto a un piatto delle terre di Alis.”
“È proprio quello!” rispose Costance. “Cambiano solo alcuni ingredienti che, purtroppo, non crescono da queste parti. Per quanto possibile, ho fatto seguire scrupolosamente la ricetta. È uno dei piatti preferiti del re. Peccato che non sia ancora tornato dalla sua battuta di caccia. Questo piatto prelibato, è anche il preferito di mio figlio Fredrik(16)”
“E dove si trova il principe attualmente?”
“Si sarà rinchiuso in qualche biblioteca a studiare. Sai, parla ben sei lingue (17) il giovanotto, ed è un grande studioso”
“ma a proposito… ricordate quello strumento musicale che vi donò il monaco quando ci incontrammo tempo addietro?”
“Certo, e come potrei dimenticarlo? Mi disse di donarlo al mio ‘discendente più dotato’ quando sarebbe venuto il momento. Decisi di darlo a Fredrik, amante della musica. Credo che lo suoni ancora ogni tanto”
“Ah.. quindi è tutto integro ancora?”
“Credo proprio di sì. Fredrik è un tipo molto attento, tiene molto ai doni, soprattutto ai miei”
Intanto, i giullari di corte intrattenevano gli ospiti con danze e giochi acrobatici, mentre l’aroma dei cibi e il profumo speziato dell’ippocrasso riempivano la sala. Lùcalion, rilassato, si lasciò andare a momenti di rara spensieratezza. Ma qualcosa, all’improvviso, catturò la sua attenzione. Sulla parete opposta, un arazzo raffigurava tre cerchi concentrici, identici a quelli del suo sogno.
“Quell’arazzo... da dove proviene?” chiese Lùcalion, indicando il drappo.
Costance si voltò, seguendo il suo sguardo. “Non ne conosco l’origine precisa,” ammise. “So soltanto che viene dalle terre di Alis. È opera di un giovane tessitore, molto abile. Mio marito ne fu affascinato per la precisione geometrica. Il tessitore raccontò di aver visto quei cerchi incisi in una pietra, ma nemmeno lui conosceva il significato del disegno.”
Lùcalion si avvicinò, osservando i dettagli dell’arazzo. “Curioso... Ho sognato proprio questa immagine,” confessò. “Nel sogno, i cerchi ruotavano, e uno di essi si spezzava. Inoltre, somiglia molto alla fibbia della cintura del vecchio Joaquim ”
Costance lo fissò con preoccupazione. “Un brutto presagio, forse.”
“Forse,” rispose Lùcalion pensieroso, “ma scopriremo presto la verità. Le terre di Alis potrebbero nascondere più di quanto immaginiamo.” Poi si voltò verso la sovrana. “Mi scusi, maestà, ora devo ritirarmi. Domani ci aspetta un lungo viaggio, e devo riposare. Riusciremo a imbarcarci e partire per l’ alba?”
“Ci può contare amico mio” ammise prontamente Costance “Dolce notte Lùcalion. Che la luce vegli su di Voi”.
Costance lo salutò con un cenno. Lùcalion tornò alla sua stanza, con il pensiero fisso su quell’arazzo e sul sogno. Quando si stese sul letto, il sonno lo avvolse ancora e, nel cuore della notte, Lùcalion fu avvolto da un sogno vivido, quasi reale. Nelle nebbie oniriche, apparve Joaquim, il suo maestro, con il volto illuminato da una luce eterea e gli occhi profondi come pozzi di saggezza. La sua voce, tenue e solenne, vibrava come il canto di un'antica melodia. "Ascolta, Lùcalion," disse, mentre sollevava una mano a mezz’aria, disegnando con le dita rune incandescenti che sembravano danzare nel vuoto. "Quando ti troverai dinanzi all'ingresso del regno dove il drago a sette teste giace sigillato, pronuncia queste parole: Alfa et Omega(18). Solo allora il sigillo si infrangerà, e il tuo destino si intreccerà con quello del guardiano."
Joaquim si avvicinò, posando una mano incorporea sulla spalla dell’elfo, il suo volto segnato da una strana commistione di dolore e speranza.
"Ma bada, Lùcalion, la magia è un filo doppio: ciò che apri per salvare può anche distruggere. "
Lùcalion provò a parlare, ma la sua voce sembrava svanire nel nulla, come un soffio portato via dal vento. Joaquim continuava a guardarlo, il suo volto divenuto più grave. "Ricorda, mio discepolo," disse, mentre attorno a loro il paesaggio cambiava, trasformandosi in un’oscura caverna. Pareti di pietra nera pulsavano come se fossero vive, e un rombo lontano echeggiava nelle viscere della terra. "Non sarai solo nel tuo cammino. Ma chi ti accompagna porterà con sé una verità che potrebbe spezzarti."
Un bagliore improvviso illuminò il sogno, e Lùcalion vide un’immensa porta incisa con simboli antichi, alti quanto torri. Dalle fenditure filtrava una luce rosso sangue, e il rombo si fece un ruggito, profondo e straziante. Joaquim indicò la porta con un gesto deciso. "Qui giace il drago. E qui, Lùcalion, le scelte ti plasmeranno come il fuoco forgia l’acciaio. Il tuo cuore sarà la chiave: puro, o contaminato, deciderà se sarai il salvatore... o il distruttore."
Prima che potesse rispondere, il maestro sollevò una mano e il mondo si scompose in frammenti di luce, come specchi infranti che scomparivano nel vuoto. Lùcalion si svegliò di soprassalto, il respiro corto e la fronte madida di sudore. Ma la sensazione più inquietante non era il ricordo vivido del sogno: era il sussurro delle ultime parole di Joaquim che continuavano a risuonare nella sua mente, come un’eco impossibile da spegnere. "Puro o contaminato, Lùcalion. Non c'è ritorno."
Al risveglio, l’ elfo si trovò con quelle parole scolpite nella mente, il cuore gravato dal peso della profezia.
(11) La terza età: Le Tre Età di Gioacchino da Fiore rappresentano una delle teorie escatologiche più influenti del Medioevo, elaborate dal mistico calabrese per descrivere il corso della storia come un progresso spirituale e divino. Questa visione è suddivisa in tre grandi epoche, ognuna corrispondente a una persona della Trinità.
- Età del Padre
- Corrisponde a: L’Antico Testamento.
- Caratteristiche: Dominata dalla legge e dalla paura di Dio, questa era è associata alla figura di Dio Padre e al popolo ebraico. È un tempo di obbedienza e preparazione, incentrato sulla rivelazione della legge mosaica e il rapporto di Dio con il Suo popolo attraverso i profeti.
- Simbolo: L’autorità, la disciplina e il timore reverenziale verso Dio.
- Età del Figlio
- Corrisponde a: Il Nuovo Testamento.
- Caratteristiche: Rappresenta il tempo della grazia, inaugurato dalla venuta di Cristo. Questa è l’era della redenzione e dell’amore, guidata dalla Chiesa e dai sacramenti. È caratterizzata dalla mediazione di Cristo tra Dio e l’umanità.
- Simbolo: L’amore, la fede e il sacrificio di Cristo.
- Età dello Spirito Santo
- Corrisponde a: Una nuova era futura.
- Caratteristiche: La più profetica e rivoluzionaria delle tre età, è vista come il tempo della piena spiritualità, in cui l’umanità vivrà in completa armonia con Dio, senza la necessità di istituzioni terrene come la Chiesa. Sarà un’epoca di pace universale, comprensione diretta di Dio e comunione spirituale. Gioacchino la considerava il compimento della storia umana.
- Simbolo: La libertà spirituale e la contemplazione diretta di Dio.
(16)Fredrik – Federico Ruggero di Hohenstaufen (Jesi, 26 dicembre 1194 – Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1250) è stato re di Sicilia (come Federico I, dal 1198 al 1250), duca di Svevia (come Federico VII, dal 1212 al 1216), Imperatore dei Romani (come Federico II, eletto nel 1211, incoronato dapprima ad Aquisgrana nel 1215 e, successivamente, a Roma dal papa nel 1220) e re di Gerusalemme (dal 1225 per matrimonio, autoincoronatosi nella stessa Gerusalemme nel 1229). Federico discendeva dal lato paterno dalla nobile famiglia degli Hohenstaufen e dal lato materno dalla nobile famiglia siculo-normanna degli Altavilla, conquistatori di Sicilia e fondatori del Regno di Sicilia. Conosciuto con l’appellativo stupor mundi (“meraviglia o stupore del mondo”), Federico II era dotato di una personalità poliedrica e affascinante che, fin dalla sua epoca, ha polarizzato l’attenzione degli storici e del popolo, producendo anche una lunga serie di miti e leggende popolari, nel bene e nel male. Il suo mito finì per confondersi con quello del nonno paterno, Federico Barbarossa. Il carisma di Federico II è stato tale che all’indomani della sua morte, avvenuta a Fiorentino di Puglia (Torremaggiore), il figlio Manfredi, futuro re di Sicilia, in una lettera indirizzata al fratello Corrado IV citava tali parole: «Il sole del mondo si è addormentato, lui che brillava sui popoli, il sole dei giusti, l’asilo della pace».
Il suo regno fu principalmente caratterizzato da una forte attività legislativa moralizzatrice e di innovazione artistica e culturale, volta a unificare le terre e i popoli, ma fortemente contrastata dalla Chiesa, di cui il sovrano mise in discussione il potere temporale. Ebbe infatti ben due scomuniche dal papa Gregorio IX, che arrivò a vedere in lui l’anticristo.[1] Federico fu un apprezzabile letterato, convinto protettore di artisti e studiosi: la sua corte nel Regno di Sicilia fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, germanica, araba ed ebraica. Uomo straordinariamente colto ed energico, stabilì in Sicilia e nell’Italia meridionale una struttura politica molto somigliante a un moderno regno, governato centralmente e con un’amministrazione efficiente. [fonte wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_II_di_Svevia]

